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Iniziative
FERRARA, LIBRERIA SOGNALIBRO 10 DICEMBRE
2008 Ore 18,30
Incontro con l'Autore:
Cecilia Faccini
Tommaso Cuni
IL SANDALO E LE "TERRE VECCHIE" ESTENSI
Ri-generare (non creare) paesaggi per i nuovi territori
Presentazione di una proposta progettuale per una porzione del Polesine
di San Giorgio
Presentazione a cura degli Autori
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FERRARA, LIBRERIA SOGNALIBRO 27 NOVEMBRE
2008 Ore 18,30
Incontro con l'Autore:
Tito Manlio Cerioli
L'OPERA PIA BONACCIOLI DI FERRARA (1855-1876)
EDIZIONI LIBERTY HOUSE 2008
Presentazione a cura della:
Dott.ssa Mirna Bonazza
Tito Manlio Cerioli è nato a Ferrara nel 1973. Iscritto alla nuova Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Ferrara, corso di laurea di Lettere ad indirizzo classico, si laurea con il massimo dei voti e la lode con una tesi su Alberto Lollio e la pastorale Aretusa. Particolarmente motivato per le ricerche di archivio, si diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l'Archivio di Stato di Modena. Dopo un semestre di collaborazione volontaria presso l'Archivio di Stato di Ferrara, lavora con la cooperativa DISMA di Treviso al riordino di alcuni archivi pubblici. Attualmente si occupa del riordino ed inventariazione dell'Archivio del Centro Servizi alla Persona di Ferrara, in cui sono contenuti i fondi della Pia Casa di Ricovero e d'industria e della Congregazione di Carità poi diventata Ente Comunale Assistenza: da questo impegno nasce l'odierna pubblicazione. Lavora inoltre all'inventario dei beni culturali di proprietà dell'ex Direzione orfanotrofi e conservatori di Ferrara ora confluita nel Centro Servizi alla Persona. Ha pubblicato vari articoli per il bollettino dell'associazione "Ferrariae Decus" e per la rivista camerale "La Pianura"; ha collaborato al volume collettivo L'oratorio dell'Annunziata, arte, storia, devozione e restauri, Ferrara, Liberty house, 2003. Insieme a Gianni Cerioli e Luigi Samoggia è autore del volume La nuova chiesa abbaziale di San Michele Arcangelo di Poggio Renatico (1907-2007), Ferrara, Tosi, 2007.
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FERRARA, LIBRERIA SOGNALIBRO 26 OTTOBRE
2008 Ore 19,30
APERGIUNTIVO: SALVIAMO IL CONGIUNTIVO!
Aperitivo pro-congiuntivo
Chi è interessato alla lotta contro l'inquinamento linguistico
è invitato presso la libreria dove verrà offerto un "Apergiuntivo"
(aperitivo pro-congiuntivo).
I partecipanti potranno sottoscrivere
una "solenne dichiarazione" di fedeltà al congiuntivo:
"MODO VERBALE IN VIA DI ESTINZIONE".
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FERRARA, LIBRERIA SOGNALIBRO 19 OTTOBRE
2008 Ore 15,30
VISITA GUIDATA A SAN CRISTOFORO ALLA CERTOSA DI FERRARA
A cura di Elisabetta Gulino
Guida turistica autorizzata: info@elisabettagulino.it
Il complesso architettonico della Certosa sorge all'estremità nord-orientale di Ferrara entro la cerchia delle antiche mura.
In origine situata in una zona ortiva isolata dall'abitato, fu inglobata nella città alla fine del 1400 con l'addizione erculea.
La chiesa primitiva e il monastero furono costruiti tra il 1452 e il 1461 per ospitare, su desiderio del duca Borso d'Este, l'Ordine dei P.P. Certosini, ivi insediati dal 1461 per oltre tre secoli.
La storiografia locale propone scarse indicazioni circa la paternità dell'opera.
Il complesso comprendeva la chiesa orientata verso ovest, affiancata sulla destra dal giardino abbaziale porticato, di accesso al monastero, sulla sinistra dalla foresteria con chiostro interno ed alcune fabbriche adibite a servizi (granai, distilleria).
Alle spalle sorgeva il Gran Claustro attorniato dalle celle dei monaci. L'antica chiesa adibita a cella vinaria dai monaci, quindi, scuderia in età napoleonica, fu demolita con gran parte delle fabbriche adiacenti nel secondo decennio dell'ottocento, nell'ambito della ristrutturazione cimiteriale. Soltanto il Gran Claustro e parzialmente l'antica cella del priore (Camerone Bonaccioli) sono tuttora esistenti.
Alla struttura conventuale, qui descritta, si aggiunse poco più a nord, a partire dal 1501, l'edificio della nuova chiesa.
Alla fine del '700 la soppressione degli ordini religiosi e la confisca dei beni ecclesiastici da parte di Napoleone allontanò definitivamente i Padri Certosini da Ferrara e l'antico convento, per i requisiti di isolamento e vastità fu destinato a divenire sede del pubblico Cimitero.
Fu aperto ufficialmente il 3 gennaio del 1813.
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FERRARA, LIBRERIA SOGNALIBRO 10 OTTOBRE
2008 Ore 18,30
Incontro con l'Autore:
Ivanna Rossi
LA FILOSOFIA DEL PANGRATTATO
EDIZIONI BERTANI & C. Cavriagio (RE) 2007
Minimalismo
Per introdurre nobilmente il tema e anche un po' per far riflettere quelli che ritengono la brisla un misero soggetto, ma soprattutto per dar l'idea del rapporto stretto che c'è tra il Niente e il Tutto non si può fare a meno di citare il Filosofo. Lucrezio faceva presente che l'Universo è fatto d'atomi: li chiamava corpuscola in un suo modo naif senza specificare s'erano di pane, di formaggio o altro. Diceva che dissimiles formae
forme dissimili glomeramen in unum conveniunt cioè vanno a finire in unico agglomerato.
La sua ricetta del Mondo vale anche per le polpette, gli gnocchi, le minestre di pangrattato più o meno complesse.
Leggi l'articolo su Il Centro
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FERRARA, LIBRERIA SOGNALIBRO 26 SETTEMBRE
2008 Ore 18,00
Presentazione del libretto di Carlo Lanzoni:
AL SÀRÀSÍN - VIA SARACENO
Un saluto agli amici di Carlo Lanzoni
Edizioni LA GIALDA Ferrara 2008
...eppure il mondo continua e va avanti
con noi o senza e ogni cosa si crea
su ciò che muore e ogni nuova idea
su vecchie idee e ogni gioia su pianti...
(da: Canzone di Piero / F. Guccini - 1974)
Con questo libricino saluto le persone che ho incontrato in oltre venti anni di lavoro
alla Biblioteca Comunale Ariostea. Persone incontrate nel tragitto casa-lavoro sull'asse urbano Via Garibaldi- Piazza grande-Via Mazzini/Via delle Scienze-Via Saraceno: colleghi, utenti, librai, artisti, scrittori, storici, matti, bottegai, baristi, sfaccendati, insegnanti, rompicoglioni ... insomma la variegata moltitudine umana che incontra chi come me ha lavorato quasi 36 anni per il pubblico. Ma racconto anche parti della città che mi piacciono e non.
Sono parole buttate giù alla buona, in prima persona, senza nessun'altra pretesa che far quattro chiacchiere; quasi testi brevi di cartoline che si scrivevano un tempo agli amici dai viaggi o dalle vacanze, nell'era pre-SMS.
I quattro testi brevissimi di Sorrisi, bare e altre cazzate hanno una forma grafica ingannevole che può far pensare alla poesia: lungi da me! Scrivo solo zirudelle, per lo più oscene. Luca e Maurizia sono pensieri di vita, al contrario purtroppo di Alessandra e Alberto, che ho fissato sulla carta così come passavano per la mia testa.
Non ho voluto la tradizionale festa di congedo in ufficio quando ho lasciato il lavoro, perché sono selvatico
e schivo ed ho preferito salutare i colleghi più cari in altri luoghi anche se, proprio perché sono molto cari, continuo a incontrarli nelle nostre case e in tutte le occasioni che favoriscono il piacere di stare assieme.
Serenella, l'amica libraia che racconto più avanti, insiste per festeggiarmi "extra moenia" e offre lo spazio del suo Sognalibro per un incontro di saluto con chi mi ha conosciuto e forse apprezzato a vario titolo in tutti questi anni. Ad un invito così caro e affettuoso non si può dir di no, ma ci voleva una scusa, una occasione, perché ormai è dal I° aprile 2008 che ho lasciato il lavoro e così ho scelto di regalare di queste poche righe dove ho raccontato qualche storia che ho vissuto. Non sono i ricordi di un bibliotecario: non ho mai avuto la tentazione di raccontare la mia vita professionale. Non che non ne abbia spunti e stimoli, anzi, in biblioteca ho perfino trovato moglie!! Ma mentre amo Arianna ogni giorno di più, in corrispondenza biunivoca i ricordi del lavoro sfumano, portati lontano dal piacere di fare le cose che non potevo fare prima, come i quotidiani giri in bicicletta senza meta, l'indugiare al tavolino di un bar, leggere... sì perché a dispetto del mestiere i bibliotecari non hanno il tempo di leggere a meno ché non lo sottraggano al lavoro.
C'è un proverbio ferrarese che recita un po' malizioso: Pumm,figh e mlón ogni frutt a la sò stagion "...ogni frutto alla sua stagione... La stagione della biblioteca per me è finita senza rimpianti, con molta stanchezza e smaronamento; posso però dire con orgoglio di aver lavorato fino all'ultimo giorno con coscienza e serietà senza mai risparmiarmi, faticando molto anche fisicamente. Posso anche dire di aver contribuito, assieme alla maggior parte dei colleghi, alla trasformazione logistica e culturale dell'Ariostea, offrendo all'Istituto organizzazione e strumenti innovativi, pur in un ambito contenuto come la Sezione di Storia locale, che ho diretto per anni, importantissima in tutte le biblioteche civiche. Come tutti ho conosciuto persone serie e oneste come orribili stronzi, sia tra il pubblico che tra i colleghi e i superiori. Come già si può intuire, troverete nel testo molte parolacce che non voglio affatto censurare; non sono rafforzativi letterari perché letterato non sono, ma semplici e volgari parolacce di cui non mi scuso affatto e tanto meno vado fiero perché sono in uso anche a politici, giornalisti, critici d'arte sgarbati e supponenti, e ad altri squallidi personaggi pubblici maschi e femmine. Mi conforta tuttavia il fatto che se qualcuno
(ma tanto saranno pochissimi a leggermi) ne sarà infastidito, può immediatamente gettare il librino: nel cassonetto azzurro, mi raccomando!
Di solito, nella prefazione di pubblicazioni degne di questo nome, ci sono i ringraziamenti, soprattutto in quelle di autore o editore locale che meglio conosco. Nella maggior parte delle tesi di laurea si ringraziano i genitori: cazzo! ti hanno pagato gli studi, vuoi non ringraziarli, bischero?
Nei libri di poesie tocca alla persona amata, anche se non sei corrisposto, ma tanto fa! Nei testi frutto di ricerca scientifica/storica/ecc... i famigliari per la loro pazienza: chissà quanto hai rotto i coglioni arrivando tardi a cena, lavorando la domenica, imponendo la lettura ad alta voce dei tuoi brani quando magari in TV c'era Un posto al sole...
In quasi tutti, se scritti da persone non più giovani, la gratitudine va al figlio o nipote per la preziosa consulenza informatica ... te lo credo, ti ha fatto risparmiare almeno 150 Euro di impaginazione elettronica! lo non so se e chi devo ringraziare per questo scritto, forse devo delle scuse se sono stato un scondiziato nella forma e nella sostanza ... ma no ...non non mi viene spontaneo! I colleghi si, quelli li devo ringraziare proprio tutti, anche se con i loro saluti così partecipati e affettuosi hanno messo a dura prova la mia stabilita emotiva. Avevo chiesto che si astenessero dal regalo di nozze che hanno preceduto di poco la pensione ed invece ecco anche i regali per il congedo, tutti molto graditi; gli accessori per la bici poi li uso tutti i giorni; la spilla d'oro a foggia di chiave di violino l'ho messa sulla giacca per l'ultimo saluto ad Alessandra Farinelli che amava moltissimo la musica.
...però un sassolino dalla scarpa me lo devo togliere: da un gruppo di persone molto fattivamente vicine all'Ariostea col quale ho avuto diversi contatti professionali e una collaborazione reciproca, una scintilla di vita me la sarei aspettata; non dico un ringraziamento, anche se per costoro ho lavorato a casa qualche sera e pomeriggio domenicale a gratis,... ma almeno un biglietto di saluto!
Basta! La finisco qui con i saluti più sinceri, sentiti e affettuosi a chi mi ha voluto bene e continuerà a volermene.
Ferrara, settembre 2008
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FERRARA, LIBRERIA SOGNALIBRO 6 SETTEMBRE
2008 Ore 18,00
ITINERARIO EBRAICO
A cura di Elisabetta Gulino
Guida turistica autorizzata: info@elisabettagulino.it
Dal 1100 circa e per otto secoli la storia e al vita di Ferrara sono intrecciate con quelle della sua comunità ebraica.
Un primo minuscolo stanziamento fu in via Centoversuri, poi nella "Giudecca" presso le antiche mura medioevali (da cui l'attuale nome di corso Giovecca); dal Quattrocento gli ebrei abitarono nel cuore della città medioevale, nel triangolo tra via Sabbioni (oggi via Mazzini), via San Romano, via Gattamarcia (oggi via Vittoria).
A Ferrara confluirono nei secoli le tre correnti migratorie ebraiche; da Roma, dalla Spagna, dalla Germania.
Nel 1492 Ercole I d'Este invitava gli ebrei sefarditi esuli dalla Spagna.
Ferrara divenne così luogo di irradiazione della raffinata cultura sefardita verso Venezia e tutto il Mediterraneo.
All'inizio gli ebrei ferraresi furono agricoltori, medici, piccoli commercianti. Poi con l'appoggio delle autorità secolari, banchieri e mercanti.
La grande cultura della comunità ebraica ferrarese sarà diffusa nel rinascimento da scienziati (come Raffaele Mirani autore del trattato "Specularia"), medici (come il dotto Amato Lusitano), ingegneri (come Abramo Calorni costruttore delle mura della città per Alfonso II d'Este), filologi, stampatori (come Abramo Usque, celebre per la "Bibbia di Ferrara"). Isacco Lampronti di Ferrara (1679 - 1756) fu autore di una imponente enciclopedia talmudica dell'ebraismo "Pahad Izchak" (Il timore di Isacco) nota in tutto il mondo ebraico.
Nel ghetto generazioni di ebrei furono costrette a vivere dopo il 1624 (anno della sua chiusura) e fino al 1859, quando i portoni furono abbattuti dal nuovo regno dell'Italia unita.
Il ghetto era una piccola città autosufficiente all'interno della più grande città.Vi abitarono fino a 1800 persone. Le scuole, l'ospizio per i vecchi, il forno per i cibi rituali, le aule delle confraternite per l'assistenza; tutto era sotto il controllo di una amministrazione parsimoniosa che con l'autotassazione provvedeva ai bisogni delle vita di tutti. All'inizio del sec. XIX su 340 famiglie solo 3-4 erano ricche, 8-10 agiate e le altre povere, con un solo pasto al giorno.
Nel secolo XIX e XX la comunità ebraica ferrarese ebbe illustri rappresentanti nelle professioni liberali e intellettuali, nella politica, nella elaborazione delle nuove idee del sionismo.
Tra i nomi più illustri nelle arti: Giorgio Bassani, Ciro Contini, Roberto Melli, Arrigo Minerbi, Vittore Veneziani.
Nel centro del ghetto l'edificio delle sinagoghe fu donato nel 1481 alla comunità dal banchiere romano Ser Samuel Mele perché fosse destinato alla vita religiosa e culturale. Nel complesso coesistevano tre sinagoghe, dove si celebravano tre riti diversi: il tempio italiano, il tedesco, il fanese (da Fano nelle Marche).
Dopo le distruzioni fasciste del 1944 l'edificio delle tre sinagoghe è stato restaurato dalla Comunità e dalla Sopraintendenza ai Beni Ambientali e architettonici di Ravenna, Ferrara e Forlì. Vi si svolge ancora la tradizionale attività religiosa e comunitaria. In parte è destinato ad essere il museo di se stesso; grazie a una convenzione tra Comunità Ebraica, Comune e Provincia di Ferrara, con il contributo della Regione Emilia-Romagna e della Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara.
La convenzione è operativa dal gennaio 1996.
Una Associazione Amici del Museo Ebraico di Ferrara è stata costituita nel 1995 per contribuire alla costituzione e al funzionamento del Museo Ebraico di Ferrara.
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FERRARA, LIBRERIA SOGNALIBRO 19 LUGLIO
2008 Ore 21,00
ITINERARIO EBRAICO
A cura di Elisabetta Gulino
Guida turistica autorizzata: info@elisabettagulino.it
Dal 1100 circa e per otto secoli la storia e al vita di Ferrara sono intrecciate con quelle della sua comunità ebraica.
Un primo minuscolo stanziamento fu in via Centoversuri, poi nella "Giudecca" presso le antiche mura medioevali (da cui l'attuale nome di corso Giovecca); dal Quattrocento gli ebrei abitarono nel cuore della città medioevale, nel triangolo tra via Sabbioni (oggi via Mazzini), via San Romano, via Gattamarcia (oggi via Vittoria).
A Ferrara confluirono nei secoli le tre correnti migratorie ebraiche; da Roma, dalla Spagna, dalla Germania.
Nel 1492 Ercole I d'Este invitava gli ebrei sefarditi esuli dalla Spagna.
Ferrara divenne così luogo di irradiazione della raffinata cultura sefardita verso Venezia e tutto il Mediterraneo.
All'inizio gli ebrei ferraresi furono agricoltori, medici, piccoli commercianti. Poi con l'appoggio delle autorità secolari, banchieri e mercanti.
La grande cultura della comunità ebraica ferrarese sarà diffusa nel rinascimento da scienziati (come Raffaele Mirani autore del trattato "Specularia"), medici (come il dotto Amato Lusitano), ingegneri (come Abramo Calorni costruttore delle mura della città per Alfonso II d'Este), filologi, stampatori (come Abramo Usque, celebre per la "Bibbia di Ferrara"). Isacco Lampronti di Ferrara (1679 - 1756) fu autore di una imponente enciclopedia talmudica dell'ebraismo "Pahad Izchak" (Il timore di Isacco) nota in tutto il mondo ebraico.
Nel ghetto generazioni di ebrei furono costrette a vivere dopo il 1624 (anno della sua chiusura) e fino al 1859, quando i portoni furono abbattuti dal nuovo regno dell'Italia unita.
Il ghetto era una piccola città autosufficiente all'interno della più grande città.Vi abitarono fino a 1800 persone. Le scuole, l'ospizio per i vecchi, il forno per i cibi rituali, le aule delle confraternite per l'assistenza; tutto era sotto il controllo di una amministrazione parsimoniosa che con l'autotassazione provvedeva ai bisogni delle vita di tutti. All'inizio del sec. XIX su 340 famiglie solo 3-4 erano ricche, 8-10 agiate e le altre povere, con un solo pasto al giorno.
Nel secolo XIX e XX la comunità ebraica ferrarese ebbe illustri rappresentanti nelle professioni liberali e intellettuali, nella politica, nella elaborazione delle nuove idee del sionismo.
Tra i nomi più illustri nelle arti: Giorgio Bassani, Ciro Contini, Roberto Melli, Arrigo Minerbi, Vittore Veneziani.
Nel centro del ghetto l'edificio delle sinagoghe fu donato nel 1481 alla comunità dal banchiere romano Ser Samuel Mele perché fosse destinato alla vita religiosa e culturale. Nel complesso coesistevano tre sinagoghe, dove si celebravano tre riti diversi: il tempio italiano, il tedesco, il fanese (da Fano nelle Marche).
Dopo le distruzioni fasciste del 1944 l'edificio delle tre sinagoghe è stato restaurato dalla Comunità e dalla Sopraintendenza ai Beni Ambientali e architettonici di Ravenna, Ferrara e Forlì. Vi si svolge ancora la tradizionale attività religiosa e comunitaria. In parte è destinato ad essere il museo di se stesso; grazie a una convenzione tra Comunità Ebraica, Comune e Provincia di Ferrara, con il contributo della Regione Emilia-Romagna e della Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara.
La convenzione è operativa dal gennaio 1996.
Una Associazione Amici del Museo Ebraico di Ferrara è stata costituita nel 1995 per contribuire alla costituzione e al funzionamento del Museo Ebraico di Ferrara.
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