Le duchesse le bufale

  Le Duchesse Le bufale e l’imprenditoria femminile nella Ferrara Rinascimentale.

Per meglio comprendere appieno l’insolito accostamento proposto dal titolo di questo volume, voglio iniziare citando un passo degli Statuti di Ferrara del 1567. Nel libro II capitolo XC:
De indemnitatibus mulierum et earum contractus, infatti, leggiamo: <<(….) statuimus quod nulla mulier cuiusqumque aetatis sit, nupta vel non nupta possit (…) alium quem vis contractum inire (…) sine praesentia et consensu patris si suoerest, vel unius saltem ex filiis, (…), si pater non superest, seu duorum fratrum, (..), quibus deficentibus intervenire debeat praesentia et consensus duorum proximiorum consanguineorum >>

Come si può facilmente dedurre dalla citazione degli statuti qui riportata, anche a Ferrara alle donne non era mai concesso di uscire del tutto dalla minore età per cui, per poter intervenire alla stipulazione di qualunque atto giuridico, avevano bisogno dell’assistenza di un parente maschio: padre, figlio, fratello che fosse oppure di quella del marito. Tuttavia, alle donne delle classi sociali superiori ed alle monache di clausura, veniva eccezionalmente concesso di utilizzare anche dei veri e propri agenti che intervenissero a loro nome negli atti.
Questa situazione farebbe supporre una quasi totale assenza dell’iniziativa femminile nell’economia ferrarese del secolo XVI, ma sappiamo che in realtà, almeno per le appartenenti alle famiglie più in vista e ricche della città, non era affatto così. Questo discorso vale ovviamente a maggior ragione per le duchesse consorti che, di fatto, disponevano di una propria corte con dipendenti e amministrazione ben distinte e separate da quella dei duchi regnanti.
Quanto finora esposto è ben noto agli studiosi ma è all’acribia filologica ed all’abilità di ricercatrice della studiosa Italo-Americana Diane Ghirardo che dobbiamo una sorprendente “scoperta” di storia dell’economia del nostro territorio.
In questo agile volumetto l’autrice ci narra come nel ferrarese, tra XV e XVI secolo, era effettivamente praticato l’allevamento del bufalo mediterraneo per la produzione delle mozzarelle di bufala, prodotto associato tradizionalmente al Lazio o alla Campania ma ci svela che a promuovere l’inedito esperimento non furono i duchi regnanti bensì le rispettive consorti Eleonora d’Aragona, moglie di Ercole I, e Lucrezia Borgia, moglie di Alfonso I.
Dopo alcuni cenni storici sull’allevamento del bufalo e la produzione della mozzarella, Diane Ghirardo passa ad esaminare le caratteristiche degli allevamenti promossi dalle due duchesse, inquadrandole all’interno delle loro vicende personali. Nel caso poi di Lucrezia, l’autrice giustamente rapporta l’allevamento delle bufale ai diversi interventi di bonifica del territorio promossi dalla duchessa.
Proprio quest’ultima sezione è impreziosita da una rivelazione particolarmente ghiotta relativa ad un ritratto femminile risalente al 1520 circa, conservato dal 1966 presso la National Gallery of Victoria, Melbourne, Australia . Grazie al recentissimo restauro, curato da Carl Villis, è stato possibile attribuire il ritratto alla mano di Dosso Dossi ed identificare nell’effigiata proprio con la duchessa Lucrezia Borgia. Il volume è pubblicato grazie al contributo della Fondazione Azzurra Santa Monica e dell’University of Southern California, Los Angeles.

Tito Manlio Cerioli

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Le duchesse le bufale
e l’imprenditoria femminile nella Ferrara rinascimentale
di
Diane Ghirardo
Di Scaranari Casa Editrice
Ferrara © 2009