Libreria Sognalibro


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Rassegna stampa: 1 Novembre 2003

"OMO DE CONFIN, O LADRO O ASSASSIN"
Crimini e storia fra po e Adige: un piacevole volume scritto da Elios Andreini


FERRARA. "Crimini e storia tra Po e Adige" (Arcilibri, Rovigo 2002), è il titolo del libro di piacevole lettura scritto da Elios Andreini, che vive ed insegna ad Adria, si occupa di storia locale (ha scritto "I mitici albori del Polesine Sabaudo", "La Destra storica al governo del Polesine . -1869-1877" ed altri saggi), è stato senatore del Pds. Nelle 700 pagine che compongono il suo ultimo volume si parla di delitti e repressioni, streghe ed eretici, inquietudini sociali, strani usi e costumi, politica e religiosità in un arco di tempo che va da poco dopo il Mille sino al termine della dominazione austriaca nelle terre collocate tra i due grandi fiumi. Terre per molto tempo dai confini instabili e mutevoli fra Venezia, gli Estensi, il Papato, e questo non solo per vicende politiche ma anche peri cambiamenti, a volte imprevedibili ed a volte provocati, dei corsi d'acqua della zona, che per un lato erano e sono una risorsa, ma per un altro una costante minaccia di alluvioni. Una realtà caratterizzata da grande precarietà che rendeva difficile il controllo sociale e favoriva le devianze quando non la piccola e grande criminalità per le durezze di vita e la miseria. Una umanità, quella che viveva in quelle terre, non di buona fama e che fece nascere il detto "Omo de confin - o ladro o assassin". E doveva essere questo il titolo del libro, se non fosse parso troppo ardito. Nonostante la mole il libro si legge agevolmente nel suo susseguirsi di tante piccole storie che l'autore colloca però nella grande storia, e così sullo sfondo troviamo il Concilio di Trento di metà Cinquecento, l'Inquisizione, le vicende napoleoniche, quelle della dominazione austriaca. E poi i singolari usi e costumi che caratterizzarono le varie epoche: "in cause civili a Cavarzere non si dava fede agli osti (e) i debitori non potevano superare l'Adige senza il consenso del creditore ( ... ) chi non pagava le multe correva il rischiio di perdere una mano o un occhio". Tante piccole storie legate da un filo comune: l'ironia dell'autore che si sofferma sullo scar- to sempre esistente fra quanto realmente accaduto e le ricostruzioni che la storia e le indagini giudiziarie fanno degli avvenimenti. E fa da filo conduttore anche la sottolineatura delle discriminazioni (e cudeltà) della giustizia umana: "A tre ladri di galline, anatre e farina venti anni di triremi in catene Taglio di ambedue le orecchie ad un fruttarolo di venezia colto sul fatto mentre rubava un sacchetto di monete". Un capobanda "fu preso dai veneti, per sua fortuna. Fu solo impiccato. A Ferrara lo avrebbero scuoiato". Ma con i ricchi ed i potenti Ia giustizia ducale era benevola, al limite del cinismo" purchè i colpevoli contribuissero con denaro a proficui vantaggi per le casse dello Stato. Oggi non è che le cose vadano in maniera molto diversa, e per questo il libro non è solo di storia ma ha una sua attualità. Il libro verrà presentato sabato 8 novembre alle ore 17 alla libreria "Sognalibro" in via Saraceno 43 in collaborazione con l'associazione "Gruppo Scrittori Ferraresi".


Carlo Pagnoni

La Nuova Ferrara 1 Novembre 2003



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