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IL SOGNALIBRO
Tre violette e un pacco di lettere
Gli scritti di Bruno Cavallini dal fronte
FERRARA.
Alla presenza di un pubblico numeroso e attento, è stato presentato, alla libreria "Sognalibro" di via Saraceno, a cura dello scrittore e critico teatrale Gian Antonio Cibotto, il libro "Lettere di un militare. Includo due o tre viole che ho raccolto oggi durante la marcia" di Bruno Cavallini, un titolo che evoca e riporta alla luce il ricco mondo interiore dell'autore.
Il sottotitolo è ricavato dalla frase presente in una delle lettere, in cui Cavallini chiede aiuto alla famiglia. Il volume è arricchito dalle note introduttive di Vittorio ed Elisabetta Sgarbi. Si tratta, come s'intuisce dal titolo, di un epistolario di guerra. Non è completo, come ricorda la sorella dell'autore, Romana Cavallini, la quale ipotizza che parte delle lettere siano andate perdute nei vari spostamenti della famiglia; e tuttavia le lettere superstiti sono sufficienti a restituirci il ritratto di una personalità complessa, intellettualmente viva e curiosa. Romana Cavallini ha inoltre simpaticamente ricordato come le lettere del fratello terminassero sempre con un pensiero per lei, quasi una frase in codice, "Bacioni al Romuletto", il nomignolo della sorella. Durante la presentazione, sono state lette alcune lettere di Bruno Cavallini, nelle quali, com'è tipico degli epistolari di guerra, il racconto delle necessità quotidiane si alternava con l'espressione dei sentimenti e dell'umanità dell'autore. Cibotto, un infaticabile uomo di cultura, vincitore nel 2003 proprio del "Premio Bruno Cavallini", e al quale si deve l'istituzione di alcuni importanti premi letterari, come il Premio Estense, il Campiello e lo Strega, ha dichiarato: "Cavallini era un grande conoscitore della letteratura, uno degli uomini più singolari e originali conosciuti in vita mia. Molto più acuto di tanti critici letterari famosi che ho conosciuto". Scherzosamente ha poi rivelato che, fra le imprese di cui è responsabile, c'è quella di aver tenuto a battesimo Vittorio ed Elisabetta Sgarbi, che hanno contribuito alla realizzazione del volume. "Sono lettere semplici", sostiene nella nota introduttiva Elisabetta Sgarbi, "in cui egli racconta la vita giornaliera al campo, i fatti, gli aneddoti minuti, ma con una sempre rinnovata consapevolezza del valore intellettuale di questo suo narrare e far la cronaca di un tempo vissuto coraggiosamente in prima persona". "Di questo mio zio non rimane quasi nulla", scrive a sua volta Vittorio Sgarbi, se non alcune poesie trascritte da suo padre. "Questo riottoso zio, coltissimo, sofisticato e sottile" lo ricorda con passione Sgarbi, "quasi un Bobi Bazlen che quasi nulla scriveva, totalmente estraneo a ogni forma di potere culturale, e l'unico che poteva rappresentare era quello della sua intelligenza, della sua passione, delle sue idee".
Roberta Razzano
La Nuova Ferrara 21 Dicembre 2004
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