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I RITUALI AFFINATI DEL QUOTIDIANO
Nedda Bonini espone oggetti d'arte a Casa Ariosto e alla Libreria "Sognalibro"
Gli spazi di Casa dell'Ariosto ospitano fino al 14 settembre la mostra "Confini mobili". Le opere esposte sono dell'artista ferrarese Nedda Bonini, docente all'Accademia di Belle Arti di Venezia, che ha impostato un itinerario espositivo coerente con la struttura che lo ospita. Come sottolinea anche il curatore, Angelo Andreotti, che sostiene che "i suoi oggetti con naturalezza aspirano a essere ospitati, e perciò ben si adattano a un luogo in cui il quotidiano svolge il ruolo primario, con i suoi rituali, affinati poco alla volta, giorno dopo giorno, istante dopo istante. La casa è il posto in cui si torna, ed è anche il guscio della memoria in cui depositiamo ciò che inizia ad avere una storia, ciò che "fuori" ha catturato la nostra attenzione e perciò merita di essere conservato "dentro", materialmente o virtualmente non ha importanza: la casa è un luogo immenso in cui può trovare spazio il mondo intero. E così gli oggetti che Nedda ha portato a Casa dell'Ariosto provengono dall'intima memoria di un'infanzia che ha continuato a esistere con le sue immagini, adattandosi di volta in volta al crescere della persona e perciò al di fuori di qualsiasi infantilismo. Si propongono in un certo senso come memorie, in cui però l'accento non cade tanto sul ricordo, cioè sulla cosa, quanto piuttosto sull'azione, e cioè sull'atto del ricordare che evoca la cura con la quale devotamente sono stati costruiti."
Sempre di Nedda Bonini sono esposte delle cinture di sua creazione nella mostra "Arte e moda trai libri" in corso fino al 13 luglio presso la Libreria Segnalibro. Nella quale figurano anche gli acquerelli di Paola Bonora, ove l'attenzione si focalizza sui particolari di giacche e soprabiti; i bozzetti e i relativi orologi realizzati da Gianni Cestari; improbabili ma divertenti abiti e accessori di Adolfina De Stefani e Antonello Mantovani; i vestiti e gli schizzi di Roberta Razzano che recupera i coloranti naturali e il repertorio figurativo della classicità pompeiana; seguono i gilet di Claudio Scaranari che combina con raffinato esito l'ottone lavorato a sbalzo, le sue incisioni e gli acquerelli, sulla superficie di carta lavorata a mano ove i bottoni divengono i frutti dell'acero campestre; infine i gioielli con pietre dure e smalti di Miranda Vallivi. Una poliedrica molteplicità per interpretare il vestiario della moda secondo vocabolari linguistici e stilistici differenti e ugualmente creativi.
Elisabetta Pozzetti
La Voce di Ferrara Comacchio 28 Giugno 2003
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