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LE PROPOSTE DEL MESE
Il manoscritto del Ferrarini contiene il resoconto di molti avvenimenti attinenti la vita politica, economica, culturale e militare della Ferrara dell'ultimo quarto del secolo XV, ma riferisce anche con discreta dovizia - ed in questa componente sta la sua originalità - le vicende della vita personale e familiare dell'autore. Al centro dello sviluppo diaristico dell'opera sta la guerra di Ferrara (1482-1484) con il conseguente passaggio del Polesine di Rovigo sotto la dominazione veneziana. La vita di corte e la varia attività dei due principi, Ercole I ed Eleonora d'Aragona, sono oggetto di assidua attenzione come pure le personalità -scolari e docenti, specie quelli che frequentavano le facoltà giuridiche -che gravitavano attorno allo Studio. Il Ferrarini come è pronto ad annotare i grandi avvenimenti politici e militari del suo tempo così non disdegna di raccontare le ricorrenze e i fatti della cronaca cittadina. Dimostra, inoltre, una spontanea propensione nei confronti degli eventi artistici, in par- ticolare verso il teatro. Fonte primaria per la conoscenza di una condizione storico-politica, quel- la della signoria estense su tutto il Polesine di Rovigo, che successivamente più non si ripropose, l'opera nel suo insieme è simile ad un affresco ricco di contrasti e vibrante di umori non solo di una città e del suo territorio, ma anche della vita dell'autore lendinarese.
Primo Griguolo
già docente di storia e filosofia nei licei, si è dedicato negli anni '80 a studi di storia locale riguardanti Fratta Polesine. Decisivo è stato il suo incontro con Paolo Sambin, maestro di paleografia e amico indimenticabile, che lo volle tra i membri fondatori dello Studium Padue, un gruppo di ricerca che aveva lo scopo, scandagliando garchivi, di gettare nuova luce sulla vicenda plurisecolare dell'ateneo patavino. Ha pubblicato saggi per "Studi polesani", "Wangadicia", "Archivio veneto", "Atti e memorie dell'Accademia patavina", "Italia medioevale e umanistica", "Dizionario biografico degli Italiani", "Atti e memorie dell'Accademia galileiana", "Quaderni per la storia dell'Università di Padova", e una monografia, edita dalla Deputazione di storia patria per le Venezie, su "Grammatici, notai e uomini di cultura in Polesine tra il XIV e il XVI secolo" (2001).
Memoriale estense (1476-1489)
a cura di Primo Griguolo
Minelliana
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Premessa
Nel 1520 viene stampato a Ferrara, e fino ad oggi ne resta l'unica edizione, un libretto di Giovan Francesco Colle intitolato Refugio de povero gentilhuomo, e come era uso d'allora, fu dedicato dall'Autore al Principe e suo datore di lavoro, in quel tempo regnante sul Ducato Estense, Alfonso I° d'Este. Per inquadrare l'epoca, basti pensare che 11 anni prima Alfonso e suo fratello, il Cardinale Ippolito, morto nel 1517 pare per una indigestione di gamberi, sconfissero Venezia nella battaglia di Polesella; la sorella di Alfonso, Isabella d'Este moglie di Francesco II Gonzaga regnava a Mantova; Ludovico Ariosto era al servizio diplomatico del Ducato; l'anno prima, nel 1519 era mancata a soli 39 anni, Lucrezia Borgia, figlia del papa Alessandro VI' e moglie di Alfonso, ottima e rimpianta Duchessa di Ferrara; alcuni anni dopo, nel 1528, Ercole figlio di Alfonso, sposa Renata, figlia del re di Francia Luigi XII°. Ed infine nel 1548, un anno dopo la morte del suo Autore, viene stampata a Ferrara l'opera di Cristoforo da Messisbugo: " Banchetti, composizioni di vivande ed apparecchio generale ". Siamo, quindi, nel pieno fulgore della potenza dei Duchi d'Este, e la città assurge alla dignità di grande Capitale di importanza mondiale. Anche la Corte si adegua al grado d'importanza raggiunto e il Banchetto è sempre più considerato una dimostrazione della ricchezza e della potenza del Principe. Regista ed interprete principale di questo importantissimo momento della vita di Corte è lo Scalco o Trinciante. Il " nobilissimo ufficio dello Scalco " come lo chiama Gianbattista Rossetti nella sua opera del 1554 dedicata a questo importantissimo personaggio ed intitolato appunto " Lo Scalco ", viene teorizzato, definito ed identificato come scienza che, se bene esercitata, portava onore, fama e ricchezza. Ed è quanto ne derivò allo stesso Rossetti, al sommo Cristoforo da Messisbugo ed infine a Giacomo Grana, autore della: "Descrizione del banchetto nuziale per Alfonso II° Duca di Ferrara e Barbara Principessa d'Austria " ripubblicata nel 1985 a cura dell'Accademia Italiana della Cucina, Delegazione di Ferrara. Ed ora questo volumetto studiato e curato nella stampa da Sergio Bernacconi - per i tipi della SAIE - affinché sia più leggibile e comprensibile, pur conservando la lingua originale e addirittura l'aspetto visivo della prima edizione. Il Colle, scalco di Alfonso I°, codifica con stile dottorale, l'arte di tagliare le vivande, nell'ambito di un banchetto ove ormai tutto è spettacolo, e dove musicanti, commedianti e giocolieri subiscono la concorrenza di scalchi, credenzieri e bottigliera. Detta inoltre le regole sul giusto modo di vestirsi, sul come comportarsi, sullo " stile " insomma del perfetto regista del Banchetto.
E, a completamento della sua professionalità, come anche responsabile della dieta del Principe, dedica parte dell'opera alle qualità nutritive (organolettiche, diremo noi) e al miglior accostamento e fruizione dei cibi e delle vivande. Il tutto arricchito di sfoggio di cultura, di citazioni, e da un vago senso di rinuncia a più alti obbiettivi ed aspirazioni (pur solo accennate e mai specificatamente identificate), rinuncia ampiamente ripagata - fa capire - dalla stretta familiarità con il Principe che la funzione comporta. In breve il nostro Autore strizza l'occhio al lettore mascherando a fatica il suo superiore intelletto, forse sprecato nella scienza di scalco, ma appagato - ci fa capire - dell'onore di servire un così nobile Principe. Ecco, forse, il perché del titolo dell'opera, che parla di un " Gentiluomo " ma " povero " nel significato di ... sacrificato e, perché no, incompreso. La Delegazione di Ferrara dell'Accademia Italiana della Cucina, propone questa IIa edizione di un'operetta rara ed originale che si può dire anticipi, nel campo della Civiltà della Cucina, il testo fondamentale di Cristoforo da Messisbugo e che fa parte della piccola collana di ristampe iniziata nel 1977 con Del Formaggio e in lode del vino di Ercole Bentivoglio; e proseguita nel 1983 con La Salameide di Antonio Frizzi e La Porcheide di Scipione Sacrati Giraldi, ed ancora nel 1985, con il già citato, Banchetto Nuziale di Giacomo Grana.
Severino Sani
Delegato di Ferrara
Accademia Italiana della Cucina
Refugio de Povero Gentilhuomo
Giovan Francesco Colle
S.A.T.E.
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Minimalismo
Per introdurre nobilmente il tema e anche un po' per far riflettere quelli che ritengono la brisla un misero soggetto, ma soprattutto per dar l'idea del rapporto stretto che c'è tra il Niente e il Tutto non si può fare a meno di citare il Filosofo. Lucrezio faceva presente che l'Universo è fatto d'atomi: li chiamava corpuscola in un suo modo naif senza specificare s'erano di pane, di formaggio o altro. Diceva che dissimiles formae forme dissimili glomeramen in unum conveniunt cioè vanno a finire in unico agglomerato. La sua ricetta del Mondo vale anche per le polpette, gli gnocchi, le minestre di pangrattato più o meno complesse.
Ivanna Rossi, laureata in filosofia, ha pubblicato Come si cucinano gli animali fantastici (ed. Libreria del Teatro), I Porci Comodi (due ediz.Diabasis), Nei dintorni di don Camillo (ed. BUR-Rizzoli), Il cliente misterioso (Diabasis).
Filosofia del pan grattato
Ivanna Rossi
Edizioni Bertani & C.
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Una giovanissima architetto urbanista, una scienziata biologa di valore internazionale, un poeta, un artista e un economista interpretano il tempo breve come il tempo delle opportunità. I loro progetti e le città si mischiano, Ferrara in primo piano, ma anche Venezia, Washington, Napoli e la Città del Parco (Cilento). Tutte insieme le città vivono La vita degli uomini, delle donne e dei loro progetti. Un saggio-romanzo sulla malinconia felice, un racconto multiplo da rileggere dopo ogni lettura. Un CD parallelo interpreta il tempo breve: il preludio n. 1 di Chopin della durata di soli 40" apre il viaggio musicale dedicato a Ferrara composto dal musicista Bruno Persico. Città e persone al femminile si inseguono, metamorfosi di città-madre e di persone-città.
Pasquale Persico, economista, Premio S. Vincent per l'economia, Research schola alla London School, consultant OECD per le scienze e la tecnologia, autore di numerosi libri di economia, economia industriale e di pianificazione strategica delle città. È direttore del DISES Università di Salerno.
Bruno Persico, musicista, Premio Litz, compositore, diplomato in piano al S. Cecilia di Roma si esprime come autore contemporaneo di musica creativa. Vive a Napoli protagonista di una delle più interessanti scuole di musica.
Ferrara
Le città, come gli scienziati, gli artisti ed i poeti non possono morire
Pasquale Persico
Rubettino Editore
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Un libro a più mani per la comunità
Perchè 55 cittadini (sarebbero stati molti di più, se non avessimo stabilito scadenze) hanno dato una risposta immediata ed entusiastica all'invito di scrivere su Giovanni Negri? Amicizia, stima, gratitudine: sono le motivazioni più ovvie. Se si considera che tra gli autori vi sono pittori, educatori, poeti, operai, amministratori, tra cui due sindaci, tecnici, critici d'ar- te, scrittori, uomini di legge, economisti, capi d'istituto, musicisti e casalinghe, cioè una qualificata rappresentanza dell'intera comunità suzzarese, viene da pensare che la spiegazione superi la ragione personale e sia più complessa e oggettiva. Per dire meglio, alle motivazioni soggettive ne è sottesa o se ne aggiunge una più profonda che è la somma di tutte quelle individuali. Sembrerebbe prendere corpo l'ipotesi (suffragata del resto da un filo comune che passa attraverso tutti i testi) che Negri - pur assente da Suzzara da più di dieci anni - ha rappresentato e rappresenta per Suzzara un insieme di valori nei quali tutti si riconoscono. Diciamo "tutti" perchè i fatti e le idee testimoniati come da attribuire doverosamente a merito dell'opera di Giovanni Negri sono esposti e condivisi con la ovvietà di chi dice cose che si sanno o che si dovrebbero sapere. Purtroppo non è così. La nostra società malata di presentismo tende troppo facilmente a dimenticare il passato e non si accorge di precludersi, per tale via, la strada verso il futuro: verso un futuro, intendiamo, che sia frutto di un progetto voluto, non di ciechi meccanismi passivamente subiti. I giovani che avevano dieci anni quando Negri se n'è andato e che oggi hanno vent'anni non lo sanno chi è, cosa ha fatto e perchè tanto volentieri tante persone ne parlano. Azzardiamo, allora, un'altra ipotesi, conseguenza della prima, ma più vera e consistente, che è proprio per questi giovani che nasce il libro. Cioè, la motivazione profonda che induce a ricuperare dal passato il patrimonio ricevuto in eredità da certi protagonisti della cultura, a non allontanare il significato del sacrificio e dell'impegno in cui si sono prodigati, è il mito sempre vivo e appagante della comunità: la convinzione, insomma, che sia importante l'identità e l'appartenenza a un luogo, a una città, a una storia, a una vicenda che si evolve attraverso le generazioni e si perpetua nel bisogno di partecipazione e di solidarietà. C'è chi la chiama "trascendenza' questa aspirazione a una dimensione superindividuale, c'è chi la chiama "intersoggettività": al di là dei nomi, è il bisogno di dare un senso e un fine all'operare concreto degli uomini per non perdersi nel mondo come soggetti anonimi, o, peggio, come oggetti di manipolazione. Ma è la cultura che stimola questo bisogno e le adeguate e coerenti risposte ad esso. Ecco perchè uomini come Giovanni Negri che per un'intera vita hanno cercato di far capire che la vera cultura, quella che si attinge nell'esperienza diretta e nella collaborazione, può trasformare creativamente la realtà e renderla più umana, sono continuamente ricordati e proposti come esempio. Specie oggi che i grossi limiti della scuola devono essere surrogati dalla lucida e intransigente consapevolezza della comunità educante.
I curatori del libro
Ugo Azzoni, Antonio Magnani, Ivan Manfredini, Arnaldo Maravelli
L'amore della bassa
AA.VV.
Edizioni Patrocinio
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Premessa
Questo lavoro si propone di analizzare, inquadrare, narrare la presenza della scrittura in quel complesso manufatto che è la legatura. Le legature riprodotte o citate nel corso della trattazione hanno lo scopo di illustrare i diversi casi individuati e schematicamente indicati della presenza di scrittura nelle legature, pertanto non pretendono di costituire novità in sé e per sé e non richiedono quindi un commento esaustivo. L'intento delle illustrazioni e della loro presentazione mira di volta in volta al rilevamento della presenza di scrittura, alla determinazione delle sue tipologie grafiche e testuali, alla precisazione della sua ubicazione, alla definizione della sua funzione, tendendo a una sua particolare tassonomia all'interno di una classificazione anch'essa particolare delle legature. E criterio di scelta delle illustrazioni è stato quindi piuttosto casuale. Ogni legatura, fosse la più banale o una delle più note, è stata chiamata alla testimonianza di una caratteristica particolare, la presenza della scrittura, da sempre non ignorata, ma qui per la prima volta trattata con uno sforzo di sistematizzazione organizzata. Nella scelta delle illustrazioni riprodotte si è seguito un criterio esemplificativo per illustrare una casistica; tuttavia, ci si è lasciati sedurre talvolta dalla stranezza di una forma grafica, da errori, più o meno clamorosi, che erano, sì, strettamente correlati all'argomento della trattazione, ma in qualche caso all'interno di essa relativamente significativi. I criteri adottati per le trascrizioni dei testi sono diversificati. I testi in lettere maiuscole sono stati resi in maiuscoletto e la loro trascrizione è diplomatica; sono state lasciate minuscole le lettere minuscole, peraltro raramente presenti, in essi inserite. Come per le lapidi si è adottato il sistema di non distinguere la v dalla v e di rendere quindi queste lettere sempre con la v, a eccezione che nelle legature di epoca moderna (dal 1798). I testi in lettere minuscole sono stati resi in corsivo minuscolo. La loro trascrizione è anch'essa diplomatica, quando non si tratti di testi estemporanei; anche in questo caso non si è distinta la lettera u da v, ed esse sono state uniformate alla u. Per i testi estemporanei si è scelto di adottare una trascrizione interpretativa, introducendo in questo caso la punteggiatura moderna, gli apostrofi, gli accenti e distinguendo u da v. Nel corso di questo lavoro più volte sono stati individuati problemi che avrebbero richiesto un approfondimento, che, pur utile, avrebbe potuto far perdere il filo conduttore dell'indagine; di qualcuno, estrapolato e pubblicato a parte, sono stati inseriti qui i risultati ottenuti; si è fatto il proponimento di trattarne anche altri separatamente in futuro, pur prevedendo tuttavia che non tutti i progetti finiscono con l'essere realizzati. La scelta (che in fondo è più congeniale all'autrice) di un uso moderato di citazioni bibliografiche è stata dettata dalla vastità della bibliografia citabile, relativa alle singole legature citate e alla storia dell'arte della legatura, ma non specifica dell'argomento trattato. La speranza è che a ogni modo questa indagine stimoli all'approfondimento di argomenti, alla correzione di impostazioni, a completare insomma, estendere, disfare e rítessere la tela che si è cominciato a ordire, nella convinzione che studi a più largo raggio dovrebbero essere effettuati quasi su ognuno dei paragrafi che seguono.
Legatura e scrittura
Testi celati, messaggi velati, annunci palesi
Franca Petrucci Nardelli
Leo S. Olschki Editore
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Introduzione
Gli atti, che qui presentiamo, sono l'esito di un convegno di studi organizzato dal Centro Internazionale di Cultura "Giovanni Pico della Mirandola" e dall'Istituto di Studi Rinascimentali di Ferrara, svoltosi a Mirandola e a Ferrara nei giorni 16 e 17 aprile 2004. Avevo a lungo coltivato l'idea di ripubblicare le Disputationes adversus astrologiam divinatricem, che comprendono due dei tre volumi delle opere di Pico, curate e tradotte da Eugenio Garin negli anni 19421946-1952. I tre volumi, ormai introvabili da molto tempo, hanno ora rivisto la luce, grazie all'editore Nino Aragno, che ha così di nuovo messo a disposizione degli studiosi e dei lettori di Pico un lavoro di fondamentale importanza per la nostra storia della cultura. La ristampa delle opere di Pico, che il prof. Garin volle cortesemente autorizzare e che riuscì a vedere poco prima della sua scomparsa alla fine del 2004, andava però accompagnata da un convegno di studi, opportunamente dedicato alle Disputationes, con cui dar conto delle discussioni e delle interpretazioni più recenti. L'occasione si era presentata attraverso un felice accordo di Mirandola con un altro luogo pichiano d'eccellenza come Ferrara. Qui, alla corte degli Estensi, l'astrologia si era profondamente radicata e aveva prodotto i suoi più rigogliosi frutti negli affreschi di Palazzo Schifanoia: mirabile capolavoro del primo Rinascimento e incomparabile rappresentazione della cultura di un'intera epoca. I lettori avranno ora modo di apprezzare il valore dei contributi raccolti in questo volume, a testimonianza di un'intensa stagione di studi dedicata a quel monumentale lascito manoscritto di fine Quattrocento, costituito dalle Disputationes pichiane. Il geniale filosofo di Mirandola, riprendendo le argomentazioni contro l'astrologia giudiziaria ereditate dalle fonti antiche e medievali, aveva finito per opporre resistenza alla "idolatria barbarica del destino", diventando - insieme al ferrarese Savonarola - un "valoroso pioniere della lotta contro la superstizione astrologica" (come scriveva Aby Warburg nel suo celebre saggio su Schifanoia).
Desidero esprimere la mia più viva gratitudine a tutti gli amici e colleghi, che hanno partecipato con entusiasmo a questa impresa, offrendo il loro prezioso contributo. Devo anche ringraziare Germana Ernst, che ha amichevolmente provveduto alla traduzione italiana della relazione di Darreí Rutkin, qui inclusa. Inoltre, un cordiale ringraziamento al dott. Giampaolo Ziroldi, direttore del Centro Internazionale di Cultura "Giovanni Pico della Mirandola", e al prof. Gianni Venturi, direttore dell'Istituto di Studi Rinascimentali di Ferrara, che hanno creduto in questa iniziativa e ne hanno validamente sostenuto la realizzazione. Un particolare riconoscimento deve poi essere rivolto alla Fondazione Cassa di Risparmio di Mirandola, che ha generosamente contribuito alla organizzazione del convegno e alla pubblicazione degli atti. Infine, questo volume vuole anche essere un omaggio alla memoria del prof. Eugenio Garin, a cui va il nostro grato ricordo.
Marco Bertozzi
Nello specchio del cielo
Giovanni Pico della Mirandola e le Disputationes contro l'astrologia divinatoria
Atti del Convegno di studi: Mirandola, 16 Aprile 2005 - Ferrara, 17 Aprile 2004
a cura di Marco Bertozzi
Leo S. Olschki Editore
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Il mondo colorato e ricco di profumi dei fiori è protagonista di questo volume, che descrive l'impatto che le piante ornamentali provenienti dalle Americhe e dall'Asia hanno avuto sui giardini e sulle arti europee tra la fine del Cinque e l'inizio del Seicento: esse divengono immediatamente, per la loro rarità e per la novità assoluta che costituiscono, uno status symbol ambìto dai più ricchi e potenti personaggi dell'intera società europea, scatenando una "febbre" collezionistica dagli interessanti risvolti sociali ed economici. Prendendo quale elemento di riferimento e ideale trait d'union il fiore, il lavoro esamina un ventaglio ampio di ambiti nei quali si verificano cambiamenti e innovazioni che saranno determinanti per l'evoluzione della cultura e dell'arte moderna: in primo luogo quello della progettazione del giardino, che subisce in quest'epoca cambiamenti sostanziali in funzione della necessità di accogliere le nuove specie vegetali. Anche la pittura naturalistica svela le sue multiformi potenzialità: essenziale nel processo di definizione delle moderne scienze della natura, essa acquisisce ben presto anche la duplice condizione di strumento di documentazione collezionistica e oggetto essa stessa di raccolta, in un intreccio di funzioni e ruoli che ben rende conto della complessità di significati di cui i fiori sono investiti nel primo Seicento.
Margherita Zalum Cardon
laureata in storia della critica d'arte, ha conseguito il dottorato di ricerca e la specializzazione in storia dell'arte moderna presso l'Università di Pisa. Si occupa di iconografia botanica, storia del giardino in età moderna e storia dell'architettura barocca. Ha contribuito al volume Theatrum Rosarum, vincitore del Premio Grinzane Giardini Botanici Hanbury e ha partecipato alla pubblicazione del volume sulla Bibliografia del giardino e del paesaggio italiano 1980-2005 per la casa editrice Olschki. Ha curato un volume sul restauro del giardino pensile di Palazzo Agostini a Pisa. Ha al suo attivo anche collaborazioni con la Scuola Normale Superiore di Pisa e con la fondazione Dumbarton Oaks di Washington.
Passione e cultura dei fiori tra Firenze e Roma nel XVI e XVII secolo
di Margherita Zalum Cardon
Leo S. Olschki Editore
Premio Verbania Editoria & Giardini
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Apparso nel 1891, poco prima del processo che avrebbe drammaticamente mutato la sua esistenza, The Decay of Lying, è un raffinato esempio di quell'arte della provocazione che è il segno di Wilde come uomo e come scrittore. Il modello antico del dialogo pedagogico viene rivisitato per permettere ad una delle voci narranti, alter ego dell'autore, l'ironica disamina dei più comuni cliché della sua epoca: la Vita diventa così imitatrice dell'Arte e non viceversa, mentre una delle più accreditate categorie del tempo, la natura, che agli occhi dei romantici incarnava lo spirito del mondo, è ridotta a semplice copia del reale, ricca delle infinite contraddittorietà dei suoi volti ed espressione del grande mistero sospeso sul destino degli uomini. A distanza di oltre un secolo i commenti di Wilde non hanno perso nulla dell'elegante ironia con cui uno dei padri fondatori dell'estetismo inglese ha strappato la maschera ai dogmi di un'intera epoca.
La curatrice insegna letteratura inglese presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Napoli con particolare rferimento al '900. È autrice del volume Invito alla lettura di E. M. Forster (Mursia 2003), ha curato ed edito molte opere di Aphra Behn e lavora da tempo sulla letteratura di genere (Generi al femminile, in Storia della civiltà letteraria inglese, Utet 1996).
La decadenza della menzogna
di Oscar Wilde
a cura di Annamaria Lamarra
Filema Edizioni
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Grand Tour
L'Italia, nonostante i danni della guerra e le ancor più gravi distruzioni apportate al paesaggio nel dopoguerra, resta un Paese straordinario, unico al mondo. Non solo i grandi centri dell'arte, ma ogni piccola città, ogni borgo sono luoghi ricchi di capolavori inattesi e sconosciuti. Palazzi, conventi, castelli, giardini, musei e chiese (più di ottantamila) ne fanno il Paese-Museo più grande che esista. Eppure, a parte un esiguo numero di monumenti pubblicati e ripubblicati, questo immenso patrimonio è, visivamente, male documentato.
Il turismo d'arte va preparato: è bene informarsi prima a casa su ciò che si potrà vedere poi. E una volta visitato un luogo è piacevole portarsi via come ricordo un bel libro, così da formare, volume dopo volume, una insostituibile biblioteca di esperienze storiche e artistiche preziosa per tutta la famiglia. L'editoria, nonostante il peso che l'immagine ha nella cultura di oggi, è carente, quasi inesistente in questo campo. Non c'è in Italia uno strumento che sia il parallelo visivo delle famose Guide Rosse del Touring Club. Insomma, se in una qualunque città d'Italia cercate un libro fotografico di qualità a un prezzo decente non lo trovate. Mi sono sempre chiesto se era giusto che un tale patrimonio di bellezza fosse illustrato solo da libretti sgangherati, con vecchie foto sghembe e scolorite. Da qui l'idea di dar vita alla biblioteca del Viaggio in Italia, per chi ama spostarsi e per chi preferisce fantasticare in poltrona. Ho voluto chiamare questa collana Grand Tour, come il lungo viaggio con cui nel Settecento i giovani signori d'Europa completavano la loro educazione venendo a esaltare lo spirito e il gusto nel nostro Paese.
Ferrara
Testi di
Gianni Guadalupi
Vittorio Sgarbi
Marzio Dall'Acqua
Campagna fotografica: Luciano Romano
Franco Maria Ricci
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Tito Manlio Cerioli è nato a Ferrara nel 1973. Iscritto alla nuova Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Ferrara, corso di laurea di Lettere ad indirizzo classico, si laurea con il massimo dei voti e la lode con una tesi su Alberto Lollio e la pastorale Aretusa. Particolarmente motivato per le ricerche di archivio, si diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l'Archivio di Stato di Modena. Dopo un semestre di collaborazione volontaria presso l'Archivio di Stato di Ferrara, lavora con la cooperativa DISMA di Treviso al riordino di alcuni archivi pubblici. Attualmente si occupa del riordino ed inventariazione dell'Archivio del Centro Servizi alla Persona di Ferrara, in cui sono contenuti i fondi della Pia Casa di Ricovero e d'industria e della Congregazione di Carità poi diventata Ente Comunale Assistenza: da questo impegno nasce l'odierna pubblicazione. Lavora inoltre all'inventario dei beni culturali di proprietà dell'ex Direzione orfanotrofi e conservatori di Ferrara ora confluita nel Centro Servizi alla Persona. Ha pubblicato vari articoli per il bollettino dell'associazione "Ferrariae Decus" e per la rivista camerale "La Pianura"; ha collaborato al volume collettivo L'oratorio dell'Annunziata, arte, storia, devozione e restauri, Ferrara, Liberty house, 2003. Insieme a Gianni Cerioli e Luigi Samoggia è autore del volume La nuova chiesa abbaziale di San Michele Arcangelo di Poggio Renatico (1907-2007), Ferrara, Tosi, 2007.
L'Opera Pia Bonaccioli di Ferrara
(1855-1876)
di Tito Manlio Cerioli
Editore Liberty House
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"Crimini e storia tra Po e Adige" (Arcilibri, Rovigo 2002), è il titolo del libro di piacevole lettura scritto da Elios Andreini, che vive ed insegna ad Adria, si occupa di storia locale . Nelle 700 pagine che compongono il suo ultimo volume si parla di delitti e repressioni, streghe ed eretici, inquietudini sociali, strani usi e costumi, politica e religiosità in un arco di tempo che va da poco dopo il Mille sino al termine della dominazione austriaca nelle terre collocate tra i due grandi fiumi. Terre per molto tempo dai confini instabili e mutevoli fra Venezia, gli Estensi, il Papato, e questo non solo per vicende politiche ma anche per i cambiamenti, a volte imprevedibili ed a volte provocati, dei corsi d'acqua della zona, che per un lato erano e sono una risorsa, ma per un altro una costante minaccia di alluvioni. Una realtà caratterizzata da grande precarietà che ren- deva difficile il controllo so- ciale e favoriva le devianze quando non la piccola e grande criminalità per le durezze di vita e la miseria.
Crimini e storia
tra Po e Adige
di Elios Andreini
Editore Arcilibri
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