Libreria Sognalibro


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Novembre 2009

Vetrina


LE PROPOSTE DEL MESE

È l’avvincente racconto di come ancor oggi l'archeologia possa riservare rilevanti scoperte, come quella fatta da Livio Zerbini, valente studioso del mondo antico, in uno degli scenari paesaggistici e storici più affascinanti e suggestivi: la Colchide, l'antica regione, affacciata sul Mar Nero, il cui nome evoca immediatamente il mito di Giasone e degli Argonauti alla ricerca del vello d'oro. Le pagine del libro non soltanto ripercorrono e ricostruiscono le fasi salienti dell'importante scoperta archeologica, ma rappresentano una sorta di viaggio a ritroso nell'antica Colchide, in cui la dimensione del mito si percepisce ancora e sembra quasi insita negli stessi luoghi, e in cui l'archeologia, proprio per l'insufficienza di scavi sistematici, risulta ancora inevitabilmente ammantata di quel fascino misterioso della scoperta. Questa terra, così densa di storia, oltre a conservare paesaggi incontaminati di assoluta e straordinaria bellezza, rappresenta un vero e proprio scrigno di tesori archeologici ancora tutti da scoprire, come splendidamente dimostra l’Armatura perduta.


Livio Zerbini
insegna Storia Romana presso l' Università degli Studi di Ferrara, dove è responsabile del Laboratorio sulle Antiche province Danubiane. Dirige una missione archeologica nella Colchide. Ha pubblicato numerosi lavori sull'economia, la società e il popolamento nel mondo romano e sulla didattica della storia antica. Tra i suoi libri recentemente editi, si ricordano: Demografia, popolamento e società del delta padano in età romana (Ferrara 2002), La città romana (Firenze 2005), Insegnare l'antichità (Roma 2006), L'ultima conquista (Roma 2006) e con Rubettino La Dacia romana (Soveria Mannelli 2007) e Pecunia sua (Soveria Mannelli 2008). È autore di documentari e consulente scientifico di trasmissioni radiotelevisive.



L'armatura perduta
di Livio Zerbini
Rubbettino Editore



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Centinaia di marche tipografiche antiche censite e descritte minuziosamente in rapporto all'animale che vi compare. Con piccole ma continue sorprese quasi ad ogni pagina: ad esempio, che in alcune edizioni giuntine al giglio si attorce un serpente, o che il pesce che orna lo stemma di un tipografo ginevrino è finito cotto in salsa sul tavolo di un pranzo nuziale descritto da Balzac. E con alcune risposte: perché mai un fagiano dovrebbe artigliare un delfino? o un orso e un leone sbranare concordi una scimmia? E, per ogni animale - da Agnello a Volpe - un denso profilo “ d'autore” (Tuzzi è anche apprezzato romanziere) che ne ricostruisce la natura simbolica e culturale, ma non solo. Dotte divagazioni che ci consentono di scoprire che, prima della scoperta del Polo Australe, chiamavano Pinguino uccelli molto diversi da quelli che oggi portano quel nome; che di Elefante ne esistono varie specie, ma l'uomo ha imparato a riconoscerle molto tardi, poco più di cent'anni fa; che un solo libro al mondo è stato rilegato usando una medaglia di Pisanello come decorazione, e che quella medaglia rappresenta un Grifone; che in Cina il giardino di un palazzo imperiale venne concepito per poter fornire cibo alla mitica Fenice; che è grazie a un Cane che l'uomo conosce la porpora, la cui Conchiglia, ci spiega il poeta Marino, è simbolo del corpo di Cristo così come la porpora ne è il sangue. E così il via. Un libro erudito e divertente, ma di scientifica esattezza: nella seconda parte è un censimento descrittivo di centinaia di marche di stampatori di Antico Regime del Vecchio e del Nuovo Mondo (con succose notizie sui moderni) ma, nella prima, è anche un Manuale di zoologia quasi fantastica.


Hans Tuzzi
ha pubblicato con le EdizioniSylvestre Bonnard i saggi di bibliofilia Collezionare libri (2000), Gli strumenti del bibliofilo (2003), Libro antico libro moderno (2006) e inoltre Gli occhi di Rubino (2006) e, fra il 2002 e il 2005, i quattro romanzi che hanno a protagonista il commissario Melis, la cui ultima inchiesta è La morte segue i Magi (Bollati Borighieri, 2009).



Bestiario Bibliofilo
Imprese di animali nelle marche tipografiche dal XV al XVIII secolo
di
Hans Tuzzi
Edizioni Sylvestre Bonnard



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"È pare che a torto l'uomo si vergogni di nominarlo, non che di mostrarlo, anzi sempre lo copre e lo nasconde, il quale dovrebbe ornare e mostrare con solennità, come ministro".


Leonardo




Il motto di Leonardo può essere posto ad epigrafe di questo grande incunabolo della letteratura libertina, che riappare per la prima volta in Italia dopo il Cinquecento. Il rigore filologico dell'edizione ne riporta alla luce tutti i valori linguistici ed espressivi. Il saggio di Nino Borsellino svela i significati ideologici e simbolici di una mascherata sessuale, ricostruendo nello stesso tempo una vicenda intellettuale del Rinascimento di cui si è voluto cancellare le tracce.



La Cazzaria
di Antonio Vignali
Testo critico e note a cura di Pasquale Stoppelli
Edizioni dell'Elefante



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Questo libro, in parziale controtendenza con altre pubblicazioni che trattano il medesimo argomento, svolge il tema della conservazione dei giardini con uno sguardo attento alle tecniche antiche, e in particolare a quelle della tradizione italiana, beneficiando della lunga esperienza dell'autore quale studioso e direttore della conservazione dei giardini storici a Firenze e Roma. L'impianto narrativo permette di percepire con chiarezza l'intento di concentrare l'attenzione sul valore dell'uomo e della sua abilità artigiana, rivedendo eventualmente in chiave critica i giudizi sull'attuale dimensione tecnologica. Se il giardino contemporaneo, in ambito progettuale, tra il vantaggio dalle innovazioni dell'hi-tech, non sempre è così per il giardino già costruito, virtualmente storico, il quale si confronta prioritariamente con i suoi contenuti artigianali e con quelli della manutenzione-conservazione. Obiettivo principale dell'autore è delineare il concetto di un giardino dell'uomo che torni a essere tale attraverso le modalità della sua coltivazione; un giardino ”biologico” dove il binomio uomo-natura ritrovi la sua ferace identità e il vantaggio reciproco. Questo libro si rivolge dunque agli appassionati del giardino, ma, come garbata proposta, anche a quei tecnici e amministratori responsabili della conservazione dei parchi e dei giardini appartenenti allo straordinario patrimonio artistico italiano.


Massimo De Vico Fallani
, quale architetto lo funzionario del Ministero per i Beni e le Attività Culturali dal 1980 al 2008, è stato direttore del Servizio per la Conservazione dei parchi e giardini della Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici per le Province di Firenze, Prato e Pistoia fino al 1986, poi con il medesimo incarico presso la Soprintendenza per i Beni Archeologici di Roma fino al 2008. Ha pubblicato diversi saggi storici sui giardini pubblici ha curato numerosi restauri di giardini e sistemazioni paesaggistiche di aree archeologiche romane. Nella stessa collana, ha curato l'edizione italiana dell'opera Storia dell'arte dei giardini di M.L. Gothein.



Il vero giardiniere coltiva il terreno
Tecniche colturali della tradizione italiana
di Massimo de Vico Fallani
Leo S. Olschki Editore



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