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Settembre 2009

Vetrina


LE PROPOSTE DEL MESE

Questo volume indaga il rapporto tra le donne e la cultura scritta nel Medioevo. Attraverso la paziente analisi delle tracce materiali nelle scarse testimonianze superstiti Luisa Miglio, con la sua ricerca pionieristica, scopre le motivazioni che indussero alcune donne a prendere in mano la penna: annullare lontananze, dare corpo al proprio immaginario e alla propria memoria, guadagnarsi da vivere, infrangere il monopolio maschile della scrittura. Ma accanto alle copiste e alle scriventi di lettere o ricordi troviamo anche donne che con la cultura scritta hanno un rapporto passivo: dalle committenti, proprietarie e utenti di particolari e specifici libri a quelle che avevano difficoltà a governare l'alfabeto e delegavano i loro scritti a persone più abili con penna e inchiostro.
Il volume include l'edizione critica di sessantasei lettere scritte nel XV secolo da toscane di varia estrazione sociale, dalla serva senza cognome alle donne di casa Medici, alle monache dei conventi fiorentini. Un corpus che rappresenta uno trai più cospicui patrimoni di testi di lingua scritti da donne nel Rinascimento, prezioso non solo per gli storici della scrittura in grado di valutare e confrontare le due facce, maschile e femminile, di un mondo grafico complesso e vario, ma anche per linguisti, storici del costume, dell'Umanesimo o di gender. La riproduzione fotografica di tutte le lettere edite permette al lettore di apprezzare direttamente le tracce, minime ma concrete, della capacità grafica femminile in un'epoca in cui abitudini o divieti formali tendevano a negare la scrittura al "secondo sesso".

Armando Petrucci



Luisa Miglio
insegna Paleografia latina presso la facoltà di Scienze Umanistiche dell'Università di Roma "La Sapienza".



Governare l'alfabeto
Donne, scrittura e libri nel Medioevo
di Luisa Miglio
Viella Libreria Editrice



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Si riporta qui in luce il Trattato del giuoco della palla di Antonio Scaino, esemplato sull'editto princeps del 1555: un testo che ha esercitato una notevole suggestione nella trattatistica coeva e in quella dei secoli successivi, sia in Italia che Oltralpe. È il primo di una serie di trattati relativi a discipline 'sportive', che verranno ripresentati alla fruizione degli studiosi in edizioni criticamente accertate e fornite di glossari tecnici.

Giorgio Nonni svolge attività di ricerca presso la Facoltà di Lettere Filosofia dell'Università di Urbino, ove insegna Letteratura italiana del Rinascimento. E' professore a contratto di Lingua e Letteratura italiana all'Istituto Superiore di Educazione Fisica di Urbino, ove ha avviato una ricerca sulla trattatistica 'sportiva' del Rinascimento. In precedenza ha condotto studi sulla commedia umanistica approdati all'edizione critica della Poliscena falsamente attribuita a Leonardo Bruni e restituita al vero autore Leonardo della Serrata. Si è quindi occupato della lirica di corte del XV secolo, dando alle stampe un inedito Canzoniere quattrocentesco di Angelo Galli, una 'tenzone per le rime' dello stesso autore con Mariotto Davanzati e una silloge di Carmina dell'umanista Piattino Piatti a Federico di Montefeltro. Ha curato l'edizione del poema cinquecentesco Gigantomachia di Fabio Barignani (Quaderni della Fondazione Scavolini, diretti da Scevola Mariotti), e ha pubblicato l'inedito trattato naturalistico di Costanzo Felici (sec.XVI) sui funghi e le Lettere indirizzate dal Felici a Ulisse Aldrovandi. Fa parte del gruppo di lavoro che ha in corso di pubblicazione il lessico medioevale Derivationes di Uguccione da Pisa.



Trattato del giuoco della palla
di Antonio Scaino
QuattroVenti Editore



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L'enorme patrimonio artistico e letterario che l'antichità aveva consegnato al mondo è andato in gran parte distrutto, ma quanto è giunto indenne fino a noi è ancora straordinariamente importante e spesso meraviglioso. La decorazione del libro è stata in grado di tramandare memorie di questa storia tormentata. Gli umanisti, che coniano il loro raffinato linguaggio improntato all'eleganza e al nitore, avevano certamente presenti alcuni grandi codici romanici, dimostrando come il Medio evo sia stato uno straordinario collettore di repertori di immagini, che sull'eredità dell'antico ha saputo innestare l'esperienza autoctona dei diversi popoli, con la loro storia frammentata in province, regioni, città, comunità e fedi, e come da questo crogiolo sia uscito un infuso di linfa nuova, che ha ridato vita ad un linguaggio talvolta usurato ed estenuato. I segni iconografici diventano una spia interessante, un filo di Arianna da seguire lentamente mentre si dipana per cercare di comprendere il sorriso della sfinge, l'enigma delle nostre radici, da quando si è cominciato ad essere davvero uomini.


Il sorriso della sfinge
L'eredità del mondo antico nelle miniature riccardiane
a cura di Giovanna Lazzi
Edizioni Polistampa



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"Tutto questo mondo sensibile è come un libro scritto dalle mani di Dio, cioè creato dalla potenza divina, e le singole creature sono come figure, non inventate dall'arbitrio dell'uomo, ma istituite dalla volontà di Dio per manifestare ed indicare la sua invisibile sapienza": così scriveva all'inizio del XII secolo Ugo di San Vittore, sintetizzando la concezione medioevale e cristiana del mondo sensibile come simbolo di realtà spirituali, come alfabeto spirituale. Gli animali sono fra queste lettere o figure che spetta agli uomini decifrare: anzi sono forse le più cariche di senso e le più misteriose, quelle che – come affermava lo pseudo Dionigi Areopagita – ci iniziano alle più alte rivelazioni divine. Non sorprende perciò la straordinaria diffusione delle raffigurazioni animali in tutte le espressioni artistiche del medioevo: scultura, pittura, lette- ratura... A questa sacra zoologia era anche dedicato un genere specifico: quel- lo dei "bestiari", in cui i racconti naturalistici, spesso di carattere fantastico, erano seguiti da interpretazioni allegoriche. Nei bestiari, gli animali sfilano davanti a noi in un simbolico corteo svelandoci il loro significato segreto: come quando – in illo tempore – si presentarono da Adamo in paradiso per ricevere il loro nome. Il saggio di Francesco Zambon è diviso in due parti. La prima illustra i presupposti teorici del bestiario, ricostruendone la "teologia" attraverso le dottrine ermeneutiche dei pensatori cristiani, da Origene ad Agostino e a Scoto Eriugena. Nella seconda parte, esso ci trasporta in un viaggio affascinante attraverso alcuni dei più significativi emblemi animali della tarda antichità e del medioevo, indagandone i significati e le trasformazioni. Incontriamo così la vipera parricida e matricida, il Libro dei mostri, la colomba argentata, i "bestiari divini" di sant'Antonio e di Cecco d'Ascoli, fino a giungere alla zoologia erotica del Bestiario d'amore di Richard de Fournival e di Giacomo da Lentini e al grande mito di Laura-fenice sviluppato da Petrarca nel Canzoniere.


Francesco Zambon
insegna Filologia romanza all'Università di Trento. Si è interessato di numerosi aspetti della letteratura



L'alfabeto simbolico degli animali
di Francesco Zambon
Carocci Editore



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Una mostra al Museo Civico è oramai un appuntamento tradizionale per la nostra cittadina che ha radici culturali antiche e anche quest'anno L'arte della cura Antichi libri di medicina, botanica e vasi da farmacia fa rivivere una consuetudine nella quale ravvisiamo elementi importanti per la nostra Comunità. E non solo per il richiamo alla tradizione della maiolica che marca da secoli l'identità storica di Casteldurante-Urbania o per le suggestioni che può esercitare il topos della biblioteca ducale dalla quale sortiscono ancor oggi, come prodigi, le edizioni antiche di medicina e botanica che ci riportano un'intera civiltà del passato. Per il Comune di Urbania la tradizione culturale è un fattore di sviluppo; non solo per le risultanze che ne possono scaturire in rapporto alla crescita culturale, in generale, per cui le biblioteche, i musei e le mostre si rivelano strumenti importanti per le persone di un territorio. Vorrei piuttosto ricordare aspetti anche più evidenti con riscontri socio economici immediati come, ad esempio, l'incremento delle visite turistiche alla città. E' indubbio infatti che la continuità ed anche la serietà di queste mostre che esercitano una funzione rianimatrice per l'intero palazzo ducale, hanno anche contribuito all'incremento turistico e all'espandersi di relazioni sotto il segno dell'approfondimento culturale. Abbiamo pensato, dunque, di sottolineare per l'estate del 2005 questo particolare aspetto costruendo un itinerario museale tra l'alta valle del Metauro e l'alta valle del Tevere, riproponendo così una strada che — mentre collega le attività espositive di oggi — ci richiama anche ad antiche e memorabili suggestioni legate all'arte e al paesaggio.


Luca Bellocchi

L'Arte della Cura
Antichi libri di medicina, botanica e vasi da farmacia
di AA. VV.
QuattroVenti Editore



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